Prima salita integrale della Cresta del Cameraccio Nei primi giorni di giugno i Ragni Simone Pedeferri, Alberto Marazzi e Matteo Bernasconi, insieme allo svizzero Lorenzo Lanfranchi hanno realizzato la prima salita integrale della Cresta del Cameraccio (3500m di sviluppo).

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Un viaggio spettacolare e di oltre 3500 metri di sviluppo. Uno degli ultimi sogni nel cassetto dei climbers del Masino. Questa è la prima salita integrale della Cresta del Cameraccio, portata a termine nei primi giorni di giugno dai Ragni Simone Pedeferri, Alberto Marazzi e Matteo Bernasconi, assieme allo svizzero Lorenzo Lanfranchi.La dorsale granitica che, partendo dal fondo della Val di Mello, sale fino al Pizzo del Torrone Occidentale era stata già adocchiata in precedenza da altre cordate, ma nessuno era ancora riuscito a concatenare l’interminabile sequenza di creste, placche e torri.Simone e compagni hanno attaccato l’itinerario molto in basso, impiegando un’intera giornata per raggiungere il colle dove termina la cresta vera e propria e comincia il Pizzo del Torrone Orientale.Lungo la Cresta del Cameraccio i quattro FunClimbers – come si sono scherzosamente ribattezzati – hanno dovuto accelerare al massimo la progressione, salendo il più possibile in conserva, su difficoltà non sempre banali. Nella seconda parte dell’itinerario sono arrivati anche i passaggi più tosti, da affrontare con la classica progressione a tiri di corda.Il primo “mouvé pas” è stata la mitica placca della Torre Re Alberto: un tirone in aderenza di solido VI grado, esposto e praticamente improteggibile, che il Fortissimo, Giusto Gervasutti, salì a piedi nudi nel 1933, e sul quale anche i nostri FunClimber hanno avuto il loro bel da fare…

Dietro la Torre si nascondeva un altro ostacolo: “un dentino piccolo ma incazzatissimo” (parole dei primi salitori), che i nostri hanno potuto salire solo grazie alla scoperta di una provvidenziale ed estetica fessura (il grado dovrebbe aggirarsi attorno al 6b). Prima che il viaggio terminasse la Cresta ha voluto regalare ai quattro un’altra sorpresa: una traversata di 20 metri in equilibrio su un filo di cresta largo al massimo 20 centimetri.
Una volta raggiunto il colle sotto al Pizzo del Torrone, Alberto ha dovuto ritornare verso valle, per un appuntamento improrogabile di “lifting alle ginocchia”. Gli altri tre membri del gruppo si sono invece concessi un “rilassante” bivaccato e, il giorno successivo, hanno completato il loro lungo viaggio, salendo fino alla cima del Torrone lungo la bellissima via aperta nel 1956 da Jack Canali e Roberto Osio.Il risultato di tanta fatica è un itinerario di grande bellezza e sul quale si respira ancora l’aria delle grandi salite classiche.
Descrizione della via:
– Primo tiro… in conserva, strozzate un cordino ovunque potete;
– ultimo tiro… in conserva, posizionate un friends a andate poi su!
Difficoltà:
– 6b/A1, 75° su pendio erboso
– Slack line da 20 metri sui tiri finali. (In caso di vento… inventatevi qualcosa perché tornare indietro da lì è eterno!)
Sviluppo:
– 3.500 interminabili metri!
Primi salitori:
– Simone “Piri” Pedeferri (Gruppo Ragni della Grignetta)
– Alberto “Curt” Marazzi (Gruppo Ragni della Grignetta)
– Matteo “Berna” Bernasconi (Gruppo Ragni della Grignetta)
– Lorenzo “Pala” Lanfranchi
Cresta del Cameraccio